Tasse spazzatura

La sobrietà colpirà anche le bibite. Due giorni fa il ministro della Salute Renato Balduzzi ha inviato alle regioni la proposta di una “tassa di scopo” che vada a colpire cibi-spazzatura e alcolici, col ricavato destinato alla manutenzione e costruzione di ospedali. Per adesso quella di Balduzzi rimane un’idea, mentre in Francia da gennaio si partirà in maniera più spedita con la lotta alle porcherie: il 28 dicembre il Conseil Constitutionnel ha approvato definitivamente la “soda tax”, un’aliquota che si applicherà sulle bibite gassate.
31 DIC 11
Ultimo aggiornamento: 11:03 | 16 AGO 20
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La sobrietà colpirà anche le bibite. Due giorni fa il ministro della Salute Renato Balduzzi ha inviato alle regioni la proposta di una “tassa di scopo” che vada a colpire cibi-spazzatura e alcolici, col ricavato destinato alla manutenzione e costruzione di ospedali. Per adesso quella di Balduzzi rimane un’idea, mentre in Francia da gennaio si partirà in maniera più spedita con la lotta alle porcherie: il 28 dicembre il Conseil Constitutionnel ha approvato definitivamente la “soda tax”, un’aliquota che si applicherà sulle bibite gassate. Il provvedimento prevedeva inizialmente una tassa di 3,6 euro a ettolitro sulle bevande zuccherate, lasciando fuori tutte le versioni “light” e “zero”, perché l’obiettivo della tassa era quello, si disse, di combattere l’obesità, in scia alle battaglie che negli Stati Uniti l’Amministrazione Obama ha tentato (senza successo, Barack Obama aveva lanciato l’idea di una soda tax che andasse a finanziare la sua riforma sanitaria ma è finito tutto nel cassetto, e le iniziative bio sono state lasciate al programma “Let’s move” di cui si occupa la first lady Michelle).
Ma anche in Francia l’iter della tassa non è stato semplice: l’Association nationale des industries alimentaires (Ania) s’è subito opposta alla nuova tassa, e il colosso Schweppes-Orangina ha denunciato un trattamento che avrebbe favorito ingiustamente Coca-Cola, molto forte sul fronte del “light”. A questo punto, il governo francese ha tagliato la testa al toro includendo nella lista nera tutte le bibite gassate, zuccherate e non, e, già che c’era, anche raddoppiando la tassa, passata a 7,16 euro a ettolitro. Il gettito atteso è di 280 milioni di euro l’anno e ora cambia anche lo scopo: i denari non andranno più a combattere l’obesità, ma invece a sostenere gli agricoltori. Almeno 160 milioni serviranno infatti per abbassare di 1 euro l’ora il salario dei lavoratori dell’agricoltura, settore che ha risentito particolarmente della crisi. Coca-Cola però rilancia la guerra: il gruppo di Atlanta ha annunciato la sospensione di un investimento da 17 milioni di euro in terra francese. Il ceo della società, Muhtar Kent – interpretando in modo perfetto lo spirito di chi (come noi) considera poco liberale l’idea di cedere allo spirito del leviatano statalista che tutto vuol decidere nella vita dei propri cittadini – aveva già detto a Obama che “quando un governo ti dice cosa devi bere è come stare in Unione sovietica”.